Durante le Giornate della Soft Economy “Comunità presenti e beni comuni. Le radici del futuro”, promosse dalla Fondazione Symbola, Gianfranco Pederzolli, presidente Federbim, ha portato esempi concreti di gestione condivisa del territorio con un focus sul punto di vista dei Consorzi BIM e delle realtà che, da anni, praticano forme strutturate di gestione collettiva dei beni naturali. “Nelle vallate alpine e appenniniche – ha dichiarato il presidente – il rapporto tra comunità locali e beni comuni non è un tema astratto: è una condizione quotidiana di vita, di lavoro e di responsabilità. È la differenza tra territori che riescono a tenere insieme sviluppo, cura dei luoghi e territori che rischiano di scivolare nell’abbandono”.

Pederzolli ha scelto di legare questo tema alla sua esperienza personale e amministrativa, in quanto presiede l’amministrazione separata degli usi civici di Stenico, in Trentino, e la Riserva di Biosfera MAB UNESCO ‘Alpi Ledrensi e Judicaria’. “In queste aree-ha sottolineato- la gestione comunitaria delle risorse non è un obiettivo da costruire da zero, ma una pratica consolidata che ha attraversato le generazioni e si è aggiornata nel tempo. Gli usi civici, la pianificazione condivisa e gli strumenti di tutela internazionale hanno permesso di mantenere un forte legame tra comunità, territorio e beni comuni. Qui, dove la tradizione degli usi civici è ancora viva, le comunità hanno mantenuto un forte legame con il bosco e con la gestione collettiva delle risorse. Questo non significa che non ci siano problemi o conflitti, ma significa che il bosco è riconosciuto, nella pratica quotidiana, come un bene comune da governare: con regole, con piani, con investimenti, con responsabilità condivise”. Pederzolli ha inoltre chiarito che questo racconto nasce dalla “volontà di mostrare che ciò che molti relatori indicano come strada da intraprendere per rilanciare la montagna è già realtà in diversi territori gestiti dai Consorzi BIM: quest’ultimi –ha precisato il Presidente Pederzolli-sono uno strumento attraverso cui una parte del valore creato da un uso industriale della risorsa idrica torna alle comunità che quei bacini li custodiscono. Questa intuizione, oggi, va riletta alla luce delle nuove sfide. L’energia idroelettrica esiste e potrà continuare a esistere solo se i bacini imbriferi restano in equilibrio. Cioè solo se i boschi, i suoli, le sorgenti, i versanti sono gestiti in modo adeguato. Acqua e foreste sono due facce dello stesso capitale naturale”.

Questo patrimonio di esperienze è già ben radicato in molte realtà alpine e in numerosi Consorzi BIM, mentre in ampie parti dell’Appennino centrale forme analoghe di gestione condivisa sono ancora poco presenti. Per questa ragione FederBIM si propone come mediatore tra territori con maggiore esperienza e aree che stanno avviando percorsi nuovi, con l’obiettivo di rafforzare la capacità delle comunità locali di governare in modo attivo acqua, suolo, boschi e paesaggio. Guardando al futuro, Pederzolli ha richiamato il titolo stesso delle Giornate di Treia.

“Se prendiamo sul serio il titolo di queste giornate, dobbiamo riconoscere che i boschi dei nostri bacini imbriferi sono uno di questi beni comuni strategici. Come FederBIM vogliamo fare la nostra parte, insieme a Symbola e a IFEL, ai Comuni e alle Regioni, perché la ricchezza del bosco non resti un potenziale inespresso, ma diventi una politica pubblica: stabile, programmata, valutabile. Una politica che tiene insieme sicurezza, energia, lavoro e qualità della vita nelle montagne italiane, a beneficio dell’intero Paese. La partecipazione alle Giornate della Soft Economy-ha concluso il Presidente- rafforza l’impegno di FederBIM a sostenere e diffondere queste esperienze, mettendo in rete le conoscenze dei Consorzi BIM e accompagnando imprese e istituzioni del territorio nello sviluppo di percorsi condivisi a sostegno di un modello di green economy e di crescita sostenibile per tutto l’Appennino centrale.