Un grande successo che confermata la linea sostenuta da FederBIM

La Corte di giustizia dell’Unione europea, con la sentenza del 3 settembre 2026 nella causa C-653/24, ha chiarito che la direttiva 2006/123/CE, la cosiddetta direttiva Bolkestein, non si applica alle piccole derivazioni idroelettriche, ovvero ad impianti che hanno come unica attività, o, quanto meno, come attività principale, la produzione di energia elettrica.

Secondo la Corte, l’elettricità è infatti qualificata come un bene e la sua produzione non costituisce, in quanto tale, una prestazione di servizi. Allo stesso modo, anche le attività connesse alla gestione della portata, alla tutela dell’equilibrio idrogeologico o alla stabilizzazione della rete, quando accessorie alla produzione, non modificano questa qualificazione.

Per FederBIM la pronuncia rappresenta un risultato di grande rilievo e conferma una posizione sostenuta da tempo. Le piccole derivazioni idroelettriche, per dimensione e caratteristiche, non pongono le stesse esigenze concorrenziali delle concessioni relative agli impianti di grande derivazione e non possono essere assimilate ad altri utilizzi del demanio sottoposti alla direttiva Bolkestein.

Una parte rilevante di queste concessioni è di competenza dei Comuni rientranti nei Bacini Imbriferi Montani. Si tratta di un passaggio fondamentale poiché per questi enti gli impianti rivestono un’importanza strategica, sia dal punto di vista finanziario sia sotto il profilo della gestione dei servizi.

Il loro valore va letto nella relazione con i territori, in particolare quelli montani, dove le risorse generate dall’idroelettrico possono contribuire a rafforzare la capacità finanziaria delle realtà locali, sostenendo servizi, manutenzione e investimenti a favore delle comunità.
La decisione offre ora un punto fermo per i territori chiamati a disciplinare e gestire i rinnovi delle piccole concessioni idroelettriche. FederBIM continuerà a seguire da vicino l’evoluzione normativa e giurisprudenziale della materia, a livello europeo, nazionale e regionale, affinché il quadro delle concessioni valorizzi le specificità del piccolo idroelettrico e il suo rapporto con i territori.

La sentenza nasce dal rinvio pregiudiziale disposto dalla Corte costituzionale nell’ambito del giudizio sull’articolo 3 della legge regionale Emilia-Romagna n. 17/2023, che consente, a determinate condizioni e nel limite massimo di trent’anni, di allineare la durata delle concessioni di piccola derivazione al periodo di fruizione degli incentivi per la produzione da fonti rinnovabili.
Si riporta di seguito il testo completo della sentenza

Sentenza CGUE C-653/24